P J Hogan Director

Vai alla recensioneSi tratti o meno, come qualcuno ha detto, di un film “testamentario”, mancano in quest’opera la rabbiaDi “La ville est tranquille”, o le riflesioni espresse in “Le nevi del Kilimangiaro”. L’elemento caratterizzante è una malinconia per una società “altra”, magari più ideologizzata ma meno arida della nostra. La famiglia, daquesto punto di vista, è un “microcosmo” che racchiude le tensioni, ma anche [.].

Quando le trattative sono così avanzate, di solito si comincia a parlare di soldi. Che nel caso della Rai sono un aspetto rilevante della questione: ormai quasi nessuna poltrona pubblica può ancora offrire gli stipendi che promette viale Mazzini. Sia per il presidente che dovrebbe avere un minimo di 100 200mila euro (a salire in base a quante deleghe avrà).

Visto dal vivo la mia prima cerimonia d La pi fredda ma mi rimasta la pelle d (ride) per il freddo addosso come si dice in napoletano. Stato bello, andr anche a quella di chiusura. Le due Coree insieme stato un grande momento per la pace nel mondo. I suoi estimatori imputano il tutto all riflessa. Non per dire, ma NO. Ed è un NO grande come una casa.

Cerca un cinemaGli ultimi anni di vita di Christa Pffgen, in arte Nico. Musa di Warhol, cantante dei Velvet Underground e donna la cui bellezza era indiscussa, Nico vive una seconda vita quando inizia la sua carriera da solista. Qui seguiamo gli ultimi tour di Nico e della band che l’accompagnava in giro per l’Europa negli anni ’80: anni in cui la “sacerdotessa delle tenebre”, così veniva chiamata, si è liberata del peso della sua bellezza e inizia a ricostruire un rapporto con il figlio..

Pur essendo scritto dalla prima scena all’ultima (ed è una scrittura che si fa sentire, l’aspetto più fragile e rischioso dell’impresa), si respira ugualmente una freschezza da documentario, al punto che, come avviene solo per i film più coinvolgenti e appassionanti, si ha l’impressione che da qualche parte debba esistere un girato molto più esteso, sul quale il regista ha operato una spietata selezione. Merito della recitazione intensa e naturalissima di Martin Sheen, che fa rimpiangere il tempo trascorso dal suo ultimo ruolo di altrettanta importanza, ma soprattutto del voto di sobrietà a cui si è sottoposta la regia. Nessuna ricerca esasperata del metafisico, nel testo, e nessuna ricerca sognante o poetica nell’immagine: Estevez sta bene attento a non fare cartoline, nemmeno dei paesaggi più belli; la fotografia si direbbe quasi dimessa e corrisponde al punto di vista di chi sperimenta la fatica ben più della beatitudine estetica.

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